Mal di denti, devitalizzazione e granuloma

Scritto da Super User

Una delle patologie che incute maggior timore nelle persone è il “mal di denti”!
Il dente può far male se la polpa dentale è infiammata oppure infetta. La polpa dentale è costituita da un nervo (che da la sensibilità al dente), dai vasi sanguigni (arteria e vena) e da cellule specializzate (odontoblasti), ed è contenuta in una cavità interna al dente (endodonto), sia nella corona (camera pulpare) che nella radice (canali radicolari).

 

Quando la polpa dentale si ammala, la terapia odontoiatrica è essenzialmente quella della sua rimozione: terapia endodontica o canalare (nel gergo popolare anche detta “devitalizzazione”).

La terapia endodontica è un trattamento complesso, che grazie all’anestesia locale, non è dolorosa in mani competenti. Può essere eseguita su un dente con una polpa vitale ed infiammata oppure su un dente con una polpa necrotica ed infetta oppure su un dente già trattato endodonticamente (cioè che ha subito già in precedenza una terapia endodontica, che però non ha avuto successo). La procedura operativa è sempre la stessa in tutti i casi: deve essere rimossa tutta la polpa “ammalata” svuotando tutto l’endodonto, che poi viene disinfettato e riempito con materiale inerte (cemento e guttaperca).

La terapia endodontica in un dente vitale si esegue nei seguenti casi: quando c’è una carie profonda, che ha provocato una pulpite irreversibile (dolore forte, diffuso, che irradia all’orecchio e che fa svegliare di notte), quando c’è un trauma dentale, un’ipersensibilità dentinale oppure per motivi protesici.

La terapia endodontica in un dente necrotico o già trattato endodonticamente infetto, che spesso ha una lesione infiammatoria cronica all’apice del dente (il cosiddetto “granuloma”, che non è assolutamente un tumore, anche se finisce con il suffisso “oma”…!),  si esegue nei seguenti casi: quando c’è un’infezione con un ascesso dentale (prima con dolore e poi con gonfiore) oppure quando si vuole eliminare il “granuloma”.

La cura canalare può essere eseguita in un singolo appuntamento oppure in più sedute in base al tipo di dente, che può avere più di una radice e più di un canale radicolare, ed in base alla complessità della situazione clinica.

La percentuale di successo del trattamento canalare è del 90% nei denti vitali, dell’80% nei denti necrotici e nel 70% nei denti già trattati endodonticamente. Quando si esegue una terapia su un dente già trattato endodonticamente si parla di ”ritrattamento endodontico”, che è un trattamento sicuramente più complesso e che richiederebbe l’intervento di uno specialista in Endodonzia.
Il dente che ha subito una cura endodontica non è necessariamente più debole di un dente sano ed integro a causa della terapia endodontica, ma eventualmente a causa della perdita di sostanza dentale (per carie, trauma, ecc.), e può essere ricostruito con un perno endocanalare e successivamente protetto con una corona protesica completa (in gergo popolare “capsula”).

Una complicazione tardiva ed il fallimento di una cura canalare può essere rappresentato nel tempo dalla comparsa di un “granuloma” (che può essere comunque curato) o dalla frattura verticale della radice del dente.

Il trattamento endodontico rappresenta una terapia atta a salvare il dente, in quanto l’alternativa sarebbe quasi sempre l’estrazione ed un eventuale successivo impianto dentale, con un aumento dei costi per il paziente e soprattutto del tempo che deve trascorrere nello studio odontoiatrico.
Gli specialisti in Endodonzia sono rappresentati soprattutto dai soci attivi della Società Italiana di Endodonzia (S.I.E.): www.endodonzia.it